Stop.
Mi conforta averti.
un punto sul quale fermarmi,
a riflettere magari,
o a scartare surgelati per la sera.
È che a dirla tutta l’infinito…
Francamente
mi sfianca
mi stressa,
mi annulla
mi ‘stringe
a sentirmi mancante
a sentire mancanze.
Voglio uno stato cuscinetto
che mi dia morbida la misura.
E basta patire il limite
come un acrobata
senza il fisico
che sudando freddo
si allena a cadere
in questa tortura
da vecchi miti .
Curerò i miei errori
come rose scarlatte
da donare all’occorrenza.
Lascio in prestito
a chi ne vuole
il mio otto impigrito.
Tra quelle piccole dita
ci passa la speranza
di non voler vedere altro,
le lacrime
negl'occhi
e il sangue
che racconta
una terra per tutti
promessa dall’alto.
L’alto,
forse il cielo
prima che fosse fuoco
e fumo che secca la gola,
o da Dio
prima che diventasse
più amico degli altri, non sai
e non puoi chiedere al tempo.
Non sai perché noi qui
si muore tutti,
gli amici volano via,
non ne torna uno
e ti lasciano solo
al buio.
Non era così, dicono
ma non sai quando
nè come.
Tra quelle piccole
piccole dita
c’è tutto il secolo
di una storia sbagliata.
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Photo by Tea Falco |
Ho sentito
picchiare forte,
tanto rumore
per farti sentire
non avvertivo che
una luce soffusa
da camera.
E sei lì a strappare la pelle
per trasudarmi all’interno
come se non fosse già
abbastanza.
E le lacrime
che non hai versato
sembrano pioggia
e non mi basta quest’ombrello
e non mi basta il rumore delle foglie.
Sono solo una donna
donna qualunque
finanche i colori
delle aiuole
di questa città sanno.
Posso solo guardare
e sapere che lei
è contro di me
che lei è contro di me
e sopraggiunge.
Una donna di mistero
una da paradiso
bianco e nero e
una sottile linea
che non arrivi al grigio.
Non sarò immortale,
né lascerò tracce, di me
e della mia malattia
ne farò un lampione
anonimo su un lungomare.