mercoledì 30 maggio 2012

Nemmeno il distintivo


Ascolta
in silenzio.
Stammi a sentire.
Non sono chi hai conosciuto
non lo sono stata mai.

Tu credi,
credi di sapere
di poter dire
delle mie debolezze,
delle mie ingenuità.

Credi di sapere
perché ho tagliato i capelli
senza toccarli o guardarli
distratto come sei
a fare girotondi compiaciuti
attorno al tuo ego dilapidato
dalle tue stesse mani

Perché vedi tutto
a forma di imbuto?
O così vuoi farmi solo credere?
Vedi il mondo da lì dentro
e giri dalla bocca larga
alla stretta
solo se a te conviene.

Sei solo chiacchiere,
senza nemmeno il distintivo,
nemmeno il distintivo.


lunedì 30 aprile 2012

L'ospite




Rivedono la luce
gli occhi miei per un momento,
palpebre svelano specchi d'anima
e al sol pensar languido
sbocciano fiori di Narciso.
Tuona il bisbiglìo dell'ospite
che mi agguanta con la sua vita
e mi invita ad osservare la sua anima,
perduta nella dannata bellezza.
Le mie anche tremano,
i suoi sguardi mi svestono
ma freddo non sento.
E' brezza di vanità venerea
e volteggio felice ed inquieta.
   Ipocrita onestà di donna
 o saggia bontà d'animo
       fuggire dalla fugace vanità,
           non rompere sogni condivisi e
                non destar l'anima sopita altrove?
           Amo quei sogni ma sanguinano
                     le mie labbra dai morsi del desiderio.

martedì 17 aprile 2012

Quando l'aria accarezza la collina


Libera mi sento in cima ad una collina
Quando sento la mia pelle calda
stirarsi dell’ebbrezza di nettari profumati.

Mi sento libera quando l’amo, quest’uomo
anche negl’anfratti più bui delle sue cantine,
quando cieco non vede
che la natura di una carezza
prigioni di sorta non teme.

Libera mi sento quando riconosco
me stessa negl’ occhi d’ognuno
e quando le sue labbra
anch’esse si fanno mie.

Quando il suono di un filo di nylon
diventa prezioso in un attimo d’eterno.

Libera , quando vedo l’aria
che morbida accarezza la collina
fino a perdersi lontano.
E i miei occhi vorrebbero perdersi con lei,
oh quanto vorrei!

E quanto vorrei che l’ultimo uomo,
l’ultima donna, che non incontrerò mai
né all'incrocio, né sul tram,
possano gioire libere
della carezza di quella mano
come foglie d’erba fresca
sulle distese colline.












giovedì 12 aprile 2012

Oltre

Per il mio ventre gonfio
coprirò il capo di cenere
aspettando di essere polvere.
E per le mie folli corse
metterò ganasce alle caviglie.
E si darà gloria alla vita
con la mano tra i capelli 
a strappare il bieco timore.

Spenti i riflettori
le luci giacciono
e tace il coro.
Trema il petto
d'un lamento
che non vuole
non deve cantare.
Non ora,
non di sera
non qui.

Sia l'infelicità 
preziosa compagna,
a immaginare 
nuovi tempi
e spazi.

La libertà è saggezza
ad obbedire ad essa
si va oltre la soglia
del presente infinito.

martedì 27 marzo 2012

Ho raccolto il tempo tra le dita

Ho raccolto il tempo tra le dita
in tasca l’ho nascosto, nella tua
tra le conchiglie smussate dal sale.

Cerca bene
e senza fretta
come sai fare tu.
Mi troverai tra le nicchie
assisa sugli scogli
ad aspettare
i tuoi baci sulla fronte
sempre in rotta
per la sottile linea
che imprigiona
lo sguardo
ne palesa il limite.

E volgerò i miei occhi
ogni qualvolta mi ritroverai
perché troverò la pace
di cui mi sazia solo il mare.

martedì 6 marzo 2012

Come un giglio. (Dedicata)

Un fiocco sul tuo viso
quel sorriso ingenuo,
che profuma di lavanda.
La  tua gentilezza
ammutolisce gli stolti
ripaga e ammalia i simili.

Ti riconoscerò da lontano
amica cara,
come un giglio
nel campo gonfio
di torba e di guado.
E non sarai sola,
non sarò più sola.

Ché ci son delle volte
in cui non se ne può più
delle banalità del male,
ci provasse 
ad essere un po'geniale!

Un’ imbarazzante libertà.
Ha tramortito l’anima.

E si rifugia lei,
in una vecchia foto 
sbiadita dal tempo,
e tutto le sembra diverso. 
Tutto nel silenzio
aderisce all’anima.
In quiete ascolta il respiro
che si fa armonico,
l’alito d’ogni corpo
diviene storia.

Forse è la materia
di cui siam fatti sogni.
E non sarai sola,
non sarò più sola.

giovedì 12 gennaio 2012

Non si pulisce il sangue se i fili restano appesi


Serriamo ancora fili tra le mani.
Tesi e sottili reggono gli arti
delle nostre anime tossiche.

Non si pulisce il sangue
se i fili restano appesi
a posticci parametri in saldo.

E sulle strade macerie in festa
propinano sembianze d'uomo
che tra draghi, principi e princìpi
ha preceduto dimenticando
riti, loghi e talismani.

E nella precarietà dell'immobile
ci si sbronza di cronaca del terrore
dannati vasalli in eterna crisi di nervi.

venerdì 25 novembre 2011

Un maldestro bisogno

E ascolto il tuo dolce sorriso
al il mio maldestro bisogno di calore.
Ché la tua limpidezza è carezza
e grida nel mio silenzioso guscio.

Potremmo un giorno guardare
dalla finestra i colori del mare?
Taci a bocca socchiusa,
come a tentar di fermare
quelle lame radenti le gote
delle mie bambole di bimba.

D’altra parte il tuo vaso antico
porta in grembo la bellezza del vissuto
di chi sogna un poco
senza versare gocce distratte.

Sazierai la mia sete lasciando
che quel vaso saggio e immortale
strabordi del moto delle mie brame?

Il silenzio non si regge.
Deve cadere.
I battiti del tempo attendono immobili.



lunedì 14 novembre 2011

Home




E sì, sarò a casa
tra un po'.
Che forse è proprio questo
quel che voglio.
Allungarmi con le braccia
per chilometri fino a
sfiorare il tetto.
Che forse è proprio
per questo che resto così,
dimezzata e 
sempre sotto sforzo
nonostante sappia
di essere solo umana.
Lascio ancora la fune
attorno alla cinghia
stretta da un capo
e dall'altro ci sei tu
a tirare con la vita
dalla tua.

venerdì 11 novembre 2011

Tormento di un dio minore

Cos’è dunque la bellezza
se d’ogni arte è il fine?
Tra le insidie è la più amata,
essenza d’ogni utopia,
ascia su ogni dunque.

(Molecola che sfugge
e sguazza libera nel caos).


Il suo mezzo è un dio minore
di lei un infante eterno
che non conosce freni, né peccati:
ama quanto violenta,
e crea mentre distrugge.
Traccia linee e sentieri
che si fan specchi in cui guardare.

Il sogno che teme o brama un arrivo
non ammette che un solo termine:
il punto in calce al quadrato.

E raccattando parole
da scatole di memoria
le adagia piano a mani giunte
in letti di foglie leggere e crude.

E soffre questo mio dio,
e si tormenta
come un mal d’amore,
per la straziante bellezza del creato,
indecifrabile mistero umano.
che non si ha il potere di svelare.