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domenica 19 gennaio 2014
Il mio paese è incartapecorito
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venerdì 20 settembre 2013
Due apnee
Mi sono ritrovata a piangere, ma proprio a singhiozzi, come quando ero piccola, impaurita e smarrita. Di cosa, di cosa? Trauma post-laurea lo chiamano. Di vero c'è che questo trauma ce l'ho a 29 anni suonati e ora mi sembra di aver perso troppo tempo, e l'ho perso dandomi degli alibi, lavori su lavori, tutti umilissimi, tutti che non hanno a che fare una ceppa con i miei sogni. Ed ho sbagliato. Questa è la verità. L'alibi era quello di aiutare la mia famiglia ad alleggerire il peso della mia università. La verità è che a me di studiare e basta non mi andava proprio. Ed ora mi sento già fuori dai giochi, ancora prima di cominciare e non so nemmeno da dove cominciare. Mi sentivo una bambina e poi un adolescente e poi una ragazza e donna speciale, sui generis, con grandi sogni, passioni e capacità. Ora mi sento zero. Z E R O. Come i punti della mia tesi sudata e bistrattata per un litigio con la mia relatrice. Come si fa a riprendere in mano i propri sogni? Sogni di cui mi nutrivo, sogni e passioni grazie ai quali mi sentivo diversa e quanto meno non mediocre. La realtà me li ha tolti, e senza di essi mi sento schiacciata a mangiare la polvere e a sentire il puzzo dell'asfalto, e la nausea trasale ogni volta che torno a casa dopo il lavoro da cameriera. Il fatto è che mi sento fottuta, come una tontolona, mi sono fatta fottere dall'idea del non fermarsi e del "tirare a campare che è meglio ". E non mi fermo più a sognare, non mi fermo a pensare a cosa e chi voglio essere. Devo farlo, devo ricominciare a farlo. Ho da chi prendere esempio, da chi ha il coraggio di puntare tutto sulla sua passione, non perdendola mai di vista, anche a costo di schiaffoni da parte della nuda e cruda concretezza, che non capisce, proprio non vuole accettare chi vive con la testa tra le nuvole.
A dire il vero, che ci han fottuti tutti lo sapevo bene già da un po'. La nostra generazione, puah. Io non me ne sentivo parte e a quanto pare nessuno impazzisce dalla voglia di identificarsi in un bacino di prede così grande, ma questo siamo. L'università è una calda culla che ti tiene nella bambagia per un bel po' ogni tanto ti da qualche schiaffone da cresimante giusto per farti assaggiare come è fatto il mondo. Ma fondamentalmente sia chi è dentro, sia chi è fuori ha il cervello in pappa, pieno di stronzate, come il lactobacillus, vita snella e il caffè con l'aspartame. Per non parlare degli anarco-vegan, dei fascio-comunisti, o dei cattolici-miconsenta: seghe mentali su chi deve mangiare, quanto deve mangiare e soprattutto come e cosa mangiare. Che mi ci metto anche io in mezzo, non pensate che mi escluda: ora bevo caffè amaro per darmi un tono, che sia nero, che più nero non si può, ma non mi piace la miscela araba, la miscela la preferisco latina. E lo yogurt, lui lo prendo solo da bere. Sono stata anche vegetariana per riempirmi di sensi di colpa e poi mi ho smesso perché dovevo alleggerire il peso delle colpe sulla mia spalla e come se non fosse abbastanza ho iniziato a scrivere. Poesie. Che mi viene da ridere. No, scherzo alcune sono anche belle, solo che fondamentalmente anche loro parlano di tutti i macigni non digeriti che ho in gola, dai più piccoli ai più grandi. E non smetterò di scrivere, anche con la sola mente, credo mai. Mi serve e vorrei che qualcuno mi leggesse e sentisse come se fossero urla di risa, di rabbia o di pianto. Devo fare un po' di rumore in qualche modo e questo è l'unico modo che conosco, l'unico modo che voglio imparare sempre di più a conoscere.
martedì 20 novembre 2012
Tra quelle piccole dita
Tra quelle piccole dita
ci passa la speranza
di non voler vedere altro,
le lacrime
negl'occhi
e il sangue
che racconta
una terra per tutti
promessa dall’alto.
L’alto,
forse il cielo
prima che fosse fuoco
e fumo che secca la gola,
o da Dio
prima che diventasse
più amico degli altri, non sai
e non puoi chiedere al tempo.
Non sai perché noi qui
si muore tutti,
gli amici volano via,
non ne torna uno
e ti lasciano solo
al buio.
Non era così, dicono
ma non sai quando
nè come.
Tra quelle piccole
piccole dita
c’è tutto il secolo
di una storia sbagliata.
domenica 30 ottobre 2011
Sotto la pensilina
Perché non guardi
come fumano violenti
inesorabili i camini?
Hai forse smesso di respirare?
Eppure sei stata brava a fuggire
ricoprirti di inutile
un inutile non tuo.
Brrr qui fa freddo!
e tu ti ostini ad andare in giro
con velluto sulle spalle
e cotone ai piedi.
venerdì 28 ottobre 2011
Contattiattratti
Oggi lascio un altro paio di pezzetti poetici su questa pagina. Con l'augurio che possiate gustarli.
Forse sto imparando a sfruttare meglio questo mezzo. E' uno spazio tutto mio non invasivo, nè invadente, dove però bisogna cercare la comunicazione con l'esterno. Insomma sto cercando d'intenderlo non solo come vetrina, ma come espressione. E per adesso me gusta!
Forse sto imparando a sfruttare meglio questo mezzo. E' uno spazio tutto mio non invasivo, nè invadente, dove però bisogna cercare la comunicazione con l'esterno. Insomma sto cercando d'intenderlo non solo come vetrina, ma come espressione. E per adesso me gusta!
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